La Generalitat concorda con Acciona di chiudere il caso ATLL in cambio di circa 120 milioni
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Il Governo catalano e Acciona stanno finalizzando un accordo extragiudiziale per chiudere la lunga controversia sulla fallita privatizzazione della società Aigües Ter Llobregat (ATLL), in cambio del risarcimento da parte dell'Amministrazione catalana all'impresa edile della famiglia Entrecanales di circa 120 milioni di euro, secondo quanto riferito da diverse fonti coinvolte nelle trattative e fornite a questo quotidiano. Le due parti sono nella fase finale dei colloqui, che potrebbero concludersi questa settimana, in attesa dei dettagli definitivi e degli aspetti tecnici legali.
In totale, la fallita privatizzazione dell'ATLL, la più grande della Generalitat, realizzata dal governo di Artur Mas nel 2012 e sempre afflitta da accuse di pagamenti impropri nei paradisi fiscali e sospetti di brogli, sarà costata alle casse catalane circa 500 milioni di euro. Da una parte, il precedente Governo di Pere Aragonès aveva già versato 365 milioni a maggio dell'anno scorso e altri 12 milioni erano ancora in sospeso, ai quali vanno aggiunti i circa 120 milioni dell'accordo che verrà chiuso nei prossimi giorni.
Leggi anche Il TSJC ordina alla Generalitat di pagare 304 milioni per il fiasco della privatizzazione dell'ATLL Dolori Alvarez
Questo primo pagamento di 377 milioni (365 più 12) è avvenuto in risposta a una sentenza della Corte superiore di giustizia della Catalogna (TSJC) del dicembre 2022, che ha ritenuto illegale la concessione di ATLL ad Acciona e ai suoi soci, ma che quest'ultima società aveva diritto a un indennizzo. Sebbene la sentenza non sia ancora definitiva, Acciona è riuscito a far sì che la Corte Suprema ordinasse il pagamento senza dover attendere la fine del processo.
L'appalto fu assegnato alla fine del 2012 per una durata di 50 anni e per un importo di 1.000 milioni, di cui Acciona ne pagò quasi 300 milioni all'epoca, il che consentì all'allora ministro dell'Economia, Andreu Mas-Colell, di pagare gli stipendi dei dipendenti della Generalitat, in quel momento critico della crisi finanziaria. Quest'ultimo e l'assessore regionale al Territorio, Lluís Recoder, sono stati i leader politici promotori del processo di privatizzazione e della sua aggiudicazione.
L'accordo extragiudiziale è in attesa di dettagli tecnici e deve essere approvato dalla Corte SupremaLa sentenza del TSJC non ha chiuso la controversia, poiché entrambe le parti non erano d'accordo (l'Amministrazione era contraria al riconoscimento del diritto al risarcimento e Acciona chiedeva quasi 900 milioni per l'annullamento della concessione) e hanno fatto ricorso alla Corte Suprema, dove ora si trova la controversia e sulla quale è ancora pendente la sentenza.
L'origine del procedimento giudiziario fu il ricorso di Agbar, anch'essa in gara per la concessione ATLL, contro l'aggiudicazione ad Acciona. La richiesta della società idrica catalana è stata accolta dall'Organo amministrativo delle risorse contrattuali della Catalogna (OARCC), un'agenzia della Generalitat stessa incaricata di garantire la trasparenza degli appalti aggiudicati. Nonostante ciò, il Governo ha presentato ricorso contro la decisione del proprio organo.
Per tutelarsi, Acciona chiese alla Generalitat garanzie sugli investimenti che avrebbe realizzato nell'ATLL nel caso in cui la concessione fosse stata revocata, come effettivamente accadde, e ottenne garanzie formali scritte da Mas-Colell e dal nuovo assessore regionale, Santi Vila. Questo documento di supporto, che questo quotidiano ha potuto esaminare e che Acciona ha fornito nel caso presentato alla Corte Suprema, afferma testualmente che "la società concessionaria (Acciona e i suoi soci) dovrebbe essere risarcita (...) per i danni e le perdite corrispondenti (...) incluso l'importo dell'investimento nel risarcimento". Un riconoscimento da parte del Governo dell'epoca che l'impresa edile avrebbe avuto diritto a un risarcimento non solo per il denaro speso, ma anche per il profitto non realizzato, il mancato guadagno.
Alla fine, la fallita privatizzazione sarà costata alle casse pubbliche più di 500 milioni di euro.Fonti legali ritengono che questo documento metta l'amministrazione catalana in una posizione molto difficile di fronte alla pretesa totale di Acciona. Sulla stessa linea, fonti vicine al Dipartimento dell'Economia, guidato da Alicia Romero, hanno indicato questo punto come il principale incentivo per accettare l'accordo con Acciona, dato il rischio di perderlo per la cifra di quasi 1.000 milioni (interessi inclusi) che Acciona chiede. Il Ministero dell'Economia vuole che il pagamento venga ripartito su quattro anni.
La transazione extragiudiziale dovrà essere sottoposta alla Corte Suprema per l'accettazione e l'approvazione, sancendo così la fine di una controversia che dura da oltre dodici anni.
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