Un cane nello spazio per cambiare la storia: Laika torna in libreria
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Se i sentimenti umani sono un banco di prova temibile per qualunque narratore, figurarsi quelli di chi umano non è. Questo rende ancor più brillanti fenomeni celesti come Laika, romanzo grafico originariamente scritto e disegnato per First Second Publishing da Nick Abadzis. Il volume Premio Eisner 2008 come Miglior fumetto per ragazzi inaugura il 2025 tornando sugli scaffali italiani in una ricca «edizione definitiva» firmata Tunué. La storia raccontata nelle duecento pagine del libro è quella della cagnetta lanciata in orbita a bordo dello Sputnik II: un segno della volontà di potenza sovietica ai tempi della Guerra fredda, ma anche il primo contatto di un essere vivente con il cosmo.
DA QUEL FATIDICO 3 novembre ’57 e dal sacrificio della cucciolotta morta per offrire all’umanità dati fondamentali per la sopravvivenza umana oltre il Pianeta azzurro, Laika è assurta a icona della Corsa allo spazio, con tanto di monumento al valore datato 2008. Tutto molto confortante, ma anche troppo bello per essere vero, come ammesso nel 1998 da Oleg Gazenko, tra i direttori tecnici della missione riassunta dal fumetto di Abadzis: «Lavorare con gli animali è motivo di sofferenza per noi tutti. Li trattiamo come bambini che non possono parlare. Più passa il tempo, più sono dispiaciuto per quello che è successo. Non abbiamo imparato abbastanza dalla missione per giustificare la morte del cane». Un epitaffio più umano e sincero di qualunque celebrazione postuma, che insieme ai testi e ai disegni scabri e potenti di Laika restituisce allo spettatore il terrore, la solitudine e il senso di abbandono patiti dalla povera bestiola nel corso della sua odissea.
In origine, l’avventura avrebbe dovuto concludersi nell’arco di poche tavole. «Avevo pensato a una storia più fumettosa e compatta di una trentina di tavole, tutta incentrata sulla vita di Laika al canile e sul lancio dello Sputnik II. Ma più ci lavoravo, più mi rendevo conto che Laika meritava una biografia vera e propria». A valle di un lavoro di documentazione e scrittura lungo cinque anni e destinato a portare Abadzis dal Regno unito fino in Russia, le biografie sono diventate (almeno) due: quella della cagnolina Kudriavka, poi ribattezzata appunto Laika dagli scienziati spaziali della missione Sputnik II. E quella dell’ingegnere e capo progettista del programma spaziale sovietico Sergej Korolev.
Personaggi apparentemente agli antipodi, l’ingegnere e la cagnolina. Che però, nel fumetto, ritroviamo accomunati dal bisogno di approvazione e dalla dipendenza nei confronti dei rispettivi «padroni»: il Partito, che dopo aver condannato Korolev ai lavori forzati nella triste stagione delle purghe staliniane lo scongela in tempo per il programma spaziale dell’era Krusciov. E gli uomini e le donne incontrati dalla sfortunata quattrozampe nel corso della sua vita e immancabilmente destinati a tradire la sua fiducia. Seguendo protagonista e antagonista del volume lungo tutti i momenti chiave delle rispettive vite parallele e dipingendoli con minuzioso realismo, Abadzis prende, porta e spedisce. E si resta lì, col cuore via via più pesante, fino a un epilogo abbastanza tragico da originare una serie di finali alternativi, realizzati ex post nel 2011 per il web e aggiunti alla nuova edizione del fumetto.
«NON PASSA settimana che non riceva un’e-mail che osserva che il finale storico è troppo triste o ingiusto». Così, grazie ai voli di fantasia che solo la Nona arte può rappresentare al meglio, si può sognare un «happy end». Laika che rientra a terra in extremis appesa a un paracadute subito dopo il lancio, Laika che lascia il posto a un’altra cagnetta destinata a dare un senso diverso e definitivo alla scalata al cielo dei sovietici, Laika che per effetto di raggi cosmici in puro stile Marvel anni ’60 si trasforma in una vendicativa «superpet» e addirittura Laika traghettata oltre le stelle dal monolite creato da Kubrick e Arthur C. Clarke per 2001. Forse, però, quella più interessante è la conclusione in cui Abadzis si ritrae al centro della scena, interrogandosi sul senso del suo prezioso contributo al mondo del fumetto.
«Per quale ragione preoccuparsi della morte di una cagnolina avvenuta mezzo secolo fa? Da quando Laika ha volato, ci sono ogni giorno animali e persone trattate in modo inumano». Ma la morale sta proprio in quello che il grande balzo verso il nulla della piccola terrier ha rappresentato per comodità che oggi tutti noi diamo per scontate: satelliti, reti globali, tecnologie smart e comunicazioni in tempo reale. «Stiamo tutti sulle spalle di coloro che hanno fatto dei sacrifici o sono stati sacrificati, che lo abbiano accettato o meno», conclude Abadzis. «È la ragione per cui i più fortunati di noi vivono liberamente. Esiste un finale alternativo a questo?». Spasibo, piccola Laika…
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